domenica 25 ottobre 2015

Leggende toscane - Dietro le quinte dei miei racconti (3)

LEGGENDE TOSCANE - DIETRO LE QUINTE DEI MIEI RACCONTI (3)

Nuovo appuntamento con le leggende toscane, in particolari della zona delle Alpi Apuane e provincia di Lucca, da cui attingo solitamente nell'ideazione dei miei racconti fantastici. Sul blog potete trovare i due precedenti articoli al riguardo (uno di agosto, l'altro di settembre) e alcuni libri che parlano di leggende locali. 

MANDRAGOLA SUL MONTE PROCINTO:
La mandragola è una pianta che gli appassionati di letteratura fantastica conoscono sicuramente; è citata in molti libri, ad esempio nella saga di Harry Potter, e in serie tv (chi ha visto Merlin?) e non ha bisogno di spiegazioni. Io ne parlo nel racconto "La donna di fuoco", recuperando una leggenda locale raccontata da Paolo Fantozzi nel suo libro "Storie e leggende della Versilia". Intanto a volte è possibile trovarla scritta "mandragora", poi è noto che è diffusa sulla cima del Monte Procinto (una delle Alpi Apuane meridionali). Come noto, "per potere avere inalterate le proprietà di questa pianta, è necessario asportare interamente la radice che ha l'aspetto di un corpo umano. Quando si estrae questa pianta da terra, al chiaro di luna, si sentono grida strazianti, paurose, così forti da impressionare una persona e portarla alla morte per spavento. Chi però riesce in questa impresa e la conserva bene, avendo cura di rinnovare a ogni luna il panno che la racchiude, ne ricaverà numerosi benefici". Il panno deve essere di lino bianco e rosso.

Lo sa bene la Busdraga, protagonista del racconto "La donna di fuoco", che, nel suo disperato tentativo di vincere la senilità, ricorre a far uso di piante particolari, facendosi accompagnare da un servo sul Procinto ed estraendo una radice di mandragola.

Il racconto "La donna di fuoco" è presente nell'antologia digitale gratuita "Primavera di racconti" (Panesi edizioni) e nella mia antologia personale "L'ora del diavolo". 

L'OMBRA DI FUMO:
Secondo una leggenda, lungo il sentiero che da Minazzana conduce a Basati (siamo sempre nelle Alpi Apuane meridionali), presso una marginetta si staglia una nuvola di fumo dall'aspetto vagamente umano. Non è cattivo, forse è una povera anima che non ha ancora trovato la via per il paradiso. Si muove avanti e indietro lungo il sentiero, sempre vicino alla marginetta.

Riprendo la leggenda nel racconto "Le fate di pioggia", in cui Fabio, il protagonista, si imbatte in un'ombra di fumo dalle sembianze della madre. In questo caso l'ombra rappresenta la proiezione delle paure del protagonista, che non vuole perdere coloro che ha caro.

LA MANO NERA NEL POZZO:
Questa è probabile sia una leggenda tipica non soltanto delle Apuane, comunque è interessante e la riprendo sempre nel già citato racconto "Le fate di pioggia", e anche in un altro racconto "Il tesoro del castello" ancora inedito. Si racconta che i bimbi non debbano affacciarsi ai pozzi perché una mano nero potrebbe afferrarli e trascinarli giù (è uno spauracchio per evitare che ci cadano dentro!).

FORESTICUME:
Questa è proprio bellina! Racconta Paolo Fantozzi che "sulle montagne di Camaiore al Foresticume si dà il significato di un fatto strano, inspiegabile. Così poteva essere un'improvvisa folata di vento, dei sassi che franavano già dalla montagna, dei rami secchi che si rompono nel folto del bosco. Foresticume potevano essere anche delle lingue di fuoco che uscivano dal camino delle case, dando l'impressione che andasse a fuoco mentre invece non era così. Insomma era qualcosa di inspiegabile, il Foresticume". Lo sa bene Gigi, giovane camaiorese, un personaggio di un mio romanzo urban fantasy ancora in cerca di editore, che cita spesso detti e leggende delle sue zone, tra cui anche il Foresticume.

LA DANZA DEGLI SCHELETRI:
Questa leggenda spettrale ha ispirato il mio racconto "Le voci alla Balza", inserito nella nuova edizione dell'antologia "Racconti Toscani", di prossima uscita per Historica Edizioni. Pare che sopra Camaiore, in località La Balza, vi sia una casa diroccata, che la gente cerca di evitare di passarci la notte, poiché pare che all'interno succedano cose strane e vi si verificano singolari apparizioni. Si sentono musiche spettrali, vi sono scheletri che danzano, ma di giorno in realtà non si vede niente, soltanto la notte "ci si vede".

IMPRONTE DEL DIAVOLO:
Impossibile enumerarle tutte. In molti paesini delle Alpi Apuane vi sono delle rocce, delle pietre, dei punti in cui, secondo la leggenda, il diavolo avrebbe lasciato la sua impronta. Ad esempio in una valle fra il monte Carchio e il monte Folgorito; opure in una roccia presso Colle Asinaio; alla località Ciampaccia, presso il paese di Focola;

Parlo di questa leggenda in vari racconti, ad esempio in "Il mercante di sogni" o "La donna di fuoco".

CAPRA BIANCA:
Racconta Paolo Fantozzi: "lungo la via che porta ad Arni, prima di imboccare la Galleria del Cipollaio, appariva una capra tutta bianca che seguiva i radi passanti notturni, poi dopo alcuni metri scompariva misteriosamente nel buio". Qualcuno riteneva fosse il buffardello, uno dei folletti dei boschi. Io in "Il mercante di sogni" ritengo sia il diavolo che spia gli uomini, per carpire i loro punti deboli.

STRAPIOMBO INFERNALE DEL MONTE NONA:
Il Monte Nona (delle Apuane meridionali) ha una parete a strapiombo, davvero impressionante, al punto che è nata la leggenda per cui si ritiene che sia stato il diavolo a crearla. Ne parlo in "Le fate di pioggia", quando Fabio si ritrova in cima al Monte Nona, a un passo dallo strapiombo infernale.

Buona lettura!

Tutti i miei racconti sono presenti nel libro "L'ora del diavolo", Sensoinverso Edizioni, 2016.

Il volume citato è "Storie e leggende della Versilia", di Paolo Fantozzi, Edizioni Le Lettere, 2005.



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