mercoledì 30 novembre 2016

Recensione "Nephilim. Attacco al paradiso" di Valerio la Martire

Recensione "NEPHILIM. Attacco al paradiso" di Valerio la Martire


Ed eccoci al tanto atteso (da chi? Da me sicuramente!) articolo dedicato a "Nephilim. Attacco al paradiso", terzo e conclusivo capitolo della trilogia dei Nephilim di Valerio la Martire. Sul blog ho già parlato dei precedenti volumi: "Guerra in purgatorio" (qui), "Ribellione all'inferno" e ho ospitato anche una bella intervista all'autore (qua). Oggi finalmente il viaggio giunge alla sua conclusione. Per me il viaggio è durato un anno, dal Pisa Book Festival 2015, quando ho acquistato i primi due volui, per altri lettori sarà durato due, per Valerio molto di più. Quando si scrive l'ultimo capitolo di un libro, o l'ultimo libro di una pagina, tanti pensieri si affastellano nella nostra mente di scrittori, insieme ovviamente a una noncelata tristezza per dover dire addio (o arrivederci) a personaggi che ci hanno tenuto compagnia negli ultimi anni della nostra vita. Amici, compagni di avventure, con cui abbiamo condiviso drammi e momenti di felicità. Non è mai facile, a tutto questo va ad aggiungersi la necessità narrativa di chiudere tutte le trame e le sottotrame, portare i vari personaggi, anche quelli secondari, a un punto finale e ovviamente dare un senso all'opera. Per fortuna, Valerio la Martire ci è riuscito, regalandoci un gran finale veramente yeah!

Veloce riepilogo per gli smemorati: i Nephilim sono i figli che gli angeli hanno generato con donne mortali, si dividono in Infernali e Celestiali. Al termine di un sanguinoso conflitto, Infernali e Celestiali si sono spartiti il nord-America (infernali sulla west coast, yeah California!, e Celestiali a est). A una festa a New York, a palazzo Feather, sede della famiglia che controlla i Celestiali d'America, Ryan Hill e alcuni amici Infernali si imbucano (o vengono fatti entrare?) e, tra una rissa e l'altra, Ryan conosce Jonathan, un Celestiale incapace di accettare la sua natura e desideroso di essere umano, innamorandosi di lui. Jonny, però, fa il fighetto e se la tira, ha una relazione con un uomo maturo, che però tiene all'oscuro della sua vita, anche se l'attrazione per Ryan è difficile da contenere, così, quando i due si uniscono, i loro poteri fanno lo stesso, mescolandosi, in una nuova unione alchemica che sorprende tutti. Poi le cose si complicano, ci si mette di mezzo anche Val (fratello di Jonathan) con il suo bel caratterino da limone spremuto, scoppia una guerra, Ryan dovrebbe finire all'inferno ma Jonathan si sacrifica per lui. Allora il prode Ryan scende all'inferno con Emily e il suo amante stregone, Alexander, per recuperarlo, ma nel frattempo Jonathan si lascia incantare da Lucifero, che lo eleva al rango di Serafino. Usciti dall'inferno, scoprono di essere soltanto pedine nei giochi tra gli Eterni, le più antiche entità presenti sul pianeta: Adam, il primo uomo, Lilith, la prima donna, e Eva, che ben conosciamo. Lo scontro finale è arrivato.

Emily è come Ryan. Non si risparmia mai. Combatte, si spende completamente per realizzare ciò in cui crede e rinnegare il mio potere vuol dire sputare in faccia a loro. Al loro impegno continuo.
Adesso so cosa devo fare. Hanno ragione loro. E' tempo che scenda anch'io in guerra.
(Jonathan)  


Uno scontro che non risparmia niente e nessuno. C'è sangue, battaglia, azione continua, colpi di scena uno dietro l'altro, cambi di fronte, personaggi che danno il massimo in quello che fanno. Questa è una cosa che ho apprezzato tantisismo, vedere che nessuno si risparmia. Anche Val, che non mi è stato particolarmente simpatico nei primi volumi, qua diventa il soldato perfetto, il capitano che rimarrà sul vascello anche quando la nave affonderà. Jonathan, finalmente, si libera da tutte le sue pippe, ehm dai suoi complessi mentali, spalanca le ali e diventa l'angelo portatore di luce di speranza di cui le truppe dei Nephilim ribelli hanno bisogno. E Ryan? Beh, lui è Ryan Hill, non si risparmia mai! :) Per cui, amici dei Nephilim, preparatevi a scendere in battaglia con loro, qualunque arma o talento possedete. La battaglia finale per il libero arbitrio e per il diritto di scegliere il proprio destino (anche sbagliando, perché no) è iniziata. Da un lato Adam, i Nephilim soggiogati dal Faro, la Chiesa e l'Inquisizione, nella figura di Leone (un personaggio davvero caaattivo), dall'altro la ribellione di Infernali, Celestiali, mutaforma e stregoni, e chiunque voglia dar loro una mano. Io sono già pronto. E voi? Tuffatevi in "Nephilim. Attacco al paradiso".

Informo infine che esiste anche una piccola raccolta di racconti, dal titolo "Nephilim. Attacco al paradiso. Epiloghi", appunto, disponibili in ebook, che raccontano la fine delle avventure di alcuni personaggi (come i precedenti Prologhi e Interludi avevano fatto con altri).

Questo quindi è l'ordine finale di lettura:

La saga dei Nephilim:
0. Guerra in Purgatorio - Preludi
1. Guerra in Purgatorio
2. Ribellione all'Inferno
2.5. Ribellione all'Inferno - Interludi
3. Attacco al Paradiso
3.5 Attacco al Paradiso - Epiloghi



domenica 27 novembre 2016

I luoghi di "L'ora del diavolo" - Alpi Apuane

I luoghi di "L'ORA DEL DIAVOLO" - Alpi Apuane

Prosegue il nostro viaggio nei luoghi dove sono ambientati i racconti di "L'ora del diavolo", la mia antologia di storie fantastiche ispirate al folklore lucchese. Dopo aver visitato Lucca (qua) e Viareggio (qua), ci spostiamo nell'interno, sulle Alpi Apuane o, come sono chiamate nel libro, le Montagne della Luna, dal nome del popolo che le abitava un tempo, i Liguri Apuani.
 
Monte Procinto: è uno dei monti apuani più singolari per la forma che richiama quella di un panettone. È un torrione calcareo di forma cilindrica - quadrangolare, alto 1172,6 metri che si trova interamente nel comune di Stazzema. Sulla sommità prospera una sorta di giardino pensile con alberi e macchia e con la presenza di specie piuttosto rare e sul cucuzzolo sommitale c'è una croce.

Secondo la leggenda, sulla sua cima cresce la mandragora, pianta utilizzata per molti scopi. Ne fa uso la Busdraga nel racconto "La donna di fuoco" (potete leggerlo nell'antologia gratuita "Primavera di racconti", di Panesi Edizioni, scaricabile da tutti gli store di ebook, o nella mia antologia "L'ora del diavolo").
La Busdraga si mise alla ricerca della radice di mandragola, in grado di allontanare i mali dalla casa e di guarire le fratture alle ossa. Aveva letto, in antichi tomi, che cresceva sulla cima del Procinto, non lontano dal Monte Prana, e doveva essere sradicata durante una notte di luna piena. La Busdraga diede disposizioni di effettuare i preparativi necessari poi, nel pomeriggio del tanto atteso giorno, partì sul calesse diretta verso il Monte Procinto in compagnia di un servo fidato. Questi, credendo che la donna desiderasse trascorrere una notte con lui, già ardeva di passione ma non appena apprese le sue reali intenzioni sgranò gli occhi, sorpreso e inorridito. Sapeva bene che quando qualcuno cercava di estrarla, la radice di mandragola emetteva grida così terribili da portare alla morte. 
Monte Nona: si trova nel comune di Stazzema. È un monte delle Apuane Meridionali formato da calcare rossiccio la cui vetta raggiunge quota 1297 metri. Il monte era conosciuto anticamente come monte delle Porche, le quali sono le piane, cioè le terrazze coltivate. Presenta un aspetto duplice: pendii erbosi e sfasciumi sul lato orientale verso la Garfagnana ed alti dirupi strapiombanti nel versante verso mare. In particolare la parete Sud-Ovest è un enorme ed impressionante lastrone giallastro, striato di grigio dall’acqua, che scende per oltre 200 metri. 

Questo ha dato vita alla leggenda dello strapiombo del diavolo, che sarebbe cioé stato creato dal diavolo arrabbiato. Lo scoprirà Fabio, il bambino protagonista del mio racconto "Le fate di pioggia", inserito in "L'ora del diavolo".
Non era mai stato sulla sua cima, ma a volte, da piccoli, suo padre portava lui e i suoi fratelli a guardarlo dal monte antistante, per ammirare lo strapiombo infernale, uno spettacolo che Fabio aveva sempre considerato impressionante. Sembrava che un pezzo di montagna si fosse staccato e fosse franato giù, lasciando una parete di pietra grigia, liscia come solo un colpo d’ascia avrebbe potuto realizzare. 
Scherzando, Marco diceva che era stato il gigante di pietra dell’Omo Morto ad abbatterlo, prima di cadere in letargo, ma Nello lo zittiva con una botta in testa, ricordandogli che i giganti non esistevano e che si era semplicemente trattato di un terremoto. Suo padre rideva nel sentirli bisticciare e proporre, ogni volta, tesi sempre più bizzarre, ma quando Fabio aveva parlato tutti si erano zittiti. 
«Per me è stato il diavolo. Soltanto lui potrebbe fare una cosa così brutta come rovinare una montagna!» 
Nessuno aveva fiatato e a distanza di anni, inerpicandosi lungo il sentiero che conduceva al Monte Nona, Fabio ritenne di esserci andato vicino.
Monte Matanna: è il monte più alto delle Apuane meridionali con i suoi 1317 metri e si trova interamente nel comune di Stazzema. La vetta è molto panoramica sulle Panie, sulle Apuane meridionali, sul lago di Massacciucoli, sul mare e sull’Appennino. Nelle giornate limpide è possibile vedere anche le isole dell’arcipelago toscano e le Alpi Marittime. Inoltre c’è una bella vista sugli abitati di Pomezzana, Farnocchia e Stazzema. 

Sulla sua cima si radunano gli streghi, alla tavola di pietra. Nel mio racconto "La guerra del Fatonero" ne ho fatto un luogo di ritrovo per tutte le creature libere dei boschi delle Montagne della Luna, un concilio di forze della natura che si oppongono al diavolo. Potete leggere il racconto nell'antologia gratuita "Tenebrae" di Isola Illyon (scaricabile qua) o nel libro "L'ora del diavolo".
Il Concialana è soltanto un’altra delle molteplici identità con cui si diverte a torturarci, ricordandoci di essere superiore e di poterci colpire al cuore». 
«Rosalpina, ritieni forse che possa trattarsi…?» 
La fata, a quelle parole, annuì. «Sì. Egli è tra noi». 
Subito Cecco Mario iniziò ad agitarsi sullo scomodo sgabello di pietra, stringendo a sé il cofanetto con il suo oro e guardandosi attorno con apprensione, temendo di vederlo spuntare da dietro gli alberi che circondavano la radura. Anche Rinaldo e Tonino sbuffarono inquieti, e Lencio si strinse a loro, ma nessuno proferì parola, quasi parlare potesse avere l’effetto di farlo comparire. Proprio lì, sulla tavola di pietra in cima al Monte Matanna, dove i rappresentanti di tutti gli abitanti delle Montagne della Luna si erano ritrovati.

Monte Freddone: il monte Freddone, conosciuto in passato come monte Lievora, è una impervia ed isolata piramide, piuttosto irregolare, a tre facce con cima bifida che raggiunge i 1479 metri nella vetta principale che si trova a sud. La salita in vetta per la cresta sud-est è semplice ed il panorama molto bello ed è possibile percorrere un anello abbinando ad essa la cresta est-nord-est.


Il Freddone è completamente compreso nel comune di Stazzema e si affaccia sulla valle della Tùrrite Secca con il suo versante settentrionale, mentre a sud la sua cresta meridionale va ad innestarsi con la cresta settentrionale del monte Corchia da cui è separato dal valico di Fociomboli.

Come riportato nel volume "Storie e leggende della Versilia" di Paolo Fantozzi, "il monte Freddone è un gigante trasformato in un mucchio di pietre". Pare infatti che, un giorno, questo gigante, arrogante e prepotente, ebbe una lite con i propri fratelli e tanta fu la rabbia che andò a nascondersi dietro il monte Corchia, in un luogo umido e freddo, dove poi con il corso del tempo si trasformò in un mucchio di pietre. Occhio quindi a non svegliarlo se vi capita di passeggiarci sopra!

Lencio udì le grida di giubilo. Allora corse fuori, in tempo per vedere una sagoma enorme avanzare da sud, scavalcando con un solo passo il letto di un torrente, e poi con un altro passo il bosco del Fatonero, schiacciando i pirati dell’Avversieri. La sua altezza era inconcepibile, la sua forza tale da sradicare un pezzo di monte e scagliarlo contro la cima dove sostava il diavolo, sommergendo lui e i linchetti sotto una pioggia di roccia e terriccio. 
«Incredibile!» mormorò Giosalpino. «Il gigante del Monte Freddone si è svegliato! Devono essere stati gli streghi». E infatti, attorno alla testa del colosso di pietra, svolazzavano decine di scie luminose che, Lencio intuì, erano i Serpenti Volastri con i loro signori in groppa.
Monte Gabberi: modesta vetta delle Apuane meridionali, le cosiddette Apuane riposanti, ma, nonostante la scarsa quota (1108 metri), è un notevole punto panoramico sulle Panie e sul mare. Anticamente conosciuto come monte Gabbari. Essa domina con la sua mole la piana di Camaiore e la divide dal bacino del Vezza, nel comune di Stazzema nel territorio del quale è interamente compreso. 

Sulla vetta c’è una grande croce metallica. La montagna è molto boscosa con qualche affioramento roccioso.

Racconta Paolo Fantozzi in "Storie e leggende della Versilia": su verso le grotte del Monte Gabberi, ancora oggi, si trovano infilati nella roccia degli anelli di ferro molto antichi che secondo una leggenda locale dal sapore molto fantasioso, servivano agli antichi per ormeggiare le loro barche, quando il mare, ai tempi dei tempi, arrivava fin quassù.

Gli streghi rimasti, sopra i fedeli Serpenti Volastri, striarono il cielo, dietro al gigante di pietra, diretti verso il Gabberi. Là, sulla cima orientale del monte, incatenarono il diavolo, come il grande imperatore aveva fatto con il sovrano del popolo abissale, costringendolo a guardare le Montagne della Luna che non era riuscito a conquistare, e il sole sorgere di nuovo e illuminarle, e la vita riprendere.«Senza di voi» ghignò il diavolo, osservando le forze dei Signori dei Boschi e della Natura svanire, portate via dal vento e dall’alba di un mondo che ormai non apparteneva più a loro. 
«Spetta agli uomini, adesso» disse uno strego, strappando un’ultima risata al demonio.

Tutti i testi dei monti provengono dal sito "Escursioni Apuane".
Gli estratti dei racconti provengono dal libro "L'ora del diavolo".

Buon viaggio a tutti! :)