mercoledì 13 dicembre 2017

Recensione "Nessun cactus da queste parti" di Mirko Tondi

Recensione "Nessun cactus da queste parti" di Mirko Tondi

Siamo a Porto Rens, una degradata metropoli americana, cento anni da oggi. Una città definita “una moderna Gotham”. Un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l’ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l’angolo, grazie a un nuovo caso per lui, un caso decisamente originale: deve trovare un ladro di nomi. Roba non da poco. Una volta lo chiamavano drago. E ora il drago sta per tornare nel mondo, quantomeno nei rimasugli del mondo. Questo è "Nessun cactus da queste parti", il romanzo di Mirko Tondi (edito da Il Foglio Letterario) che gioca con i generi, mescolandoli.
“Per quanto ne sappia, non si era mai sentito parlare di qualcuno che se ne andava in giro a rubare nomi come se niente fosse. Magari si era sentito dire di ladri di merendine, ladri d’appartamento, ladri d’auto, ladri di gioielli o d’opere d’arte. O al massimo di ladri di biciclette. Ma mai, che io mi ricordi, un ladro di nomi. Per cui la faccenda suonò strana un bel po’, capirete, quando nel mio ufficio (o quella sorta di garage decadente che io avevo adibito a ufficio, e che era anche la mia casa) si presentò quel tizio, che poi, a pensarci adesso, fu l’inizio di tutto”.
Il personaggio principale, la voce narrante e anche gli occhi che permettono al lettore di addentrarsi negli oscuri e malfamati sentieri di Porto Rens sono quelli del protagonista, il leggendario drago, che ci regala continue perle sagaci. Si tratta di un detective che, un tempo, ha anche piazzato dei bei colpi, aveva la sua vita, la sua donna, ma adesso è sprofondato in una grave crisi esistenziale, vive in un garage con pochi soldi (donuts! Questa la nuova moneta in circolazione) e una piantina, ma nemmeno di quella riesce a prendersi cura. Disilluso e disincantato, trova però la forza per (ri)mettersi in gioco quando un ometto basso si presenta alla sua porta con un caso decisamente originale: un furto di nomi. Inizia così una nuova indagine, un viaggio nello spazio e, soprattutto, nel tempo, fino alla scoperta della verità. Un protagonista che non è un eroe classico, anzi forse nemmeno vuole esserlo, forse nella Porto Rens del ventiduesimo secolo gli eroi non esistono più, morti in qualche guerra che ha dilaniato il mondo o fatti uccidere da Don Cazal, eppure il drago trova il modo di rialzare il capo e mostrare il suo orgoglio, la sua determinazione, la sua voglia di sopravvivere.

Attorno al Drago ruotano altri comprimari, tratteggiati in maniera singolare, a volte quasi grottesca, da Don Cazal, il boss della città, a Al, il titolare del banco dei pegni dove il drago si reca per necessità, senza dimenticare Aki, il giapponesino “smanettone” esperto di informatica e tecnologia (quello che resta, quantomeno, della tecnologia dopo il tracollo del ventunesimo secolo), e Dana, la misteriosa, affascinante e insoddisfatta ex ragazza del protagonista.

Il romanzo segue l’indagine del drago di Porto Rens, incaricato di scoprire chi abbia rubato i nomi ad alcune persone. Un’indagine che non è soltanto la risoluzione di un enigma ma anche un viaggio del protagonista verso il recupero di sé e della sua dignità, che Porto Rens e lo sporco ventiduesimo secolo gli hanno portato via. Oltre a questo, apprendiamo come è involuto il mondo nel corso del ventunesimo secolo, come gli stati si sono fatti la guerra, come i mutamenti climatici e ambientali abbiano sconvolto il pianeta, come si siano alternate mode sempre più bizzarre, ad esempio quella del continuo cambio di nomi alle città o agli stati (Porto Rens, infatti, prima era Rens, prima ancora Kalver, e prima ancora New Orleands!). La narrazione è affidata al detective protagonista che la infarcisce spesso di divagazioni, ricordi, lampi dal passato, considerazioni sul mondo e sulla sua vita, riflessioni sull’indagine, citazioni di libri (ormai una rarità), film e canzoni del passato (lui è un vero e proprio passatista e fiero di esserlo!) e quant’altro trabocchi dalla sua mai placida mente, fino a creare una storia che, come un fiume in piena, esonda di continuo, straboccando fuori dagli argini e giungendo in mare con gran fragore.
“Ogni ritorno alla vita dopo che si è tentato di buttarla comporta una ragionevole dose di sofferenza. Come a dire che adesso ti devi riguadagnare il diritto a chiederla indietro. Io l’avevo presa e sbattuta a terra, poi ci ero passato sopra coi piedi. E ora avrei voluto semplicemente raccoglierla e dargli una spiegazzata, oh sì, se fosse stato possibile!”
Lo stile dell’autore è a dir poco delizioso, curato e ben studiato, modellato in base ai pensieri e al modo di esprimersi del protagonista e al suo complicato rapportarsi con gli altri. Sa essere ironico, a tratti malinconico e nostalgico (pur senza sfiorare nel patetico), avventuroso e incalzante nelle sequenze d’azione, e discorsivo quando il drago si perde nelle reminiscenze del passato. Sembra di leggere John Fante o un autore americano del Novecento. È un modo di narrare che si prende il suo tempo, che porta il lettore dentro la storia e non si limita a raccontare i fatti, ma li fa vivere. In mezzo a tanta sciattezza formale moderna, è bello e appagante leggere un libro scritto da qualcuno che sa scrivere, e sa giocare con la scrittura.
“Ma cos’era poi la vita, se non il susseguirsi continuo di quelle fluttuanti condizioni, un saliscendi snervante che ti faceva andare giù nell’abisso, doppio abisso, abisso degli abissi, e poi magari, se eri abbastanza forte o abbastanza fortunato, risalire a metà o fino in cima, addirittura, su una vetta che potevano calpestare in pochi?”
“Nessun cactus da queste parti” è un libro difficile da collocare in una libreria, in quanto mescola elementi appartenenti a generi diversi, in un unicum decisamente originale. L’impianto di base è quello di un’indagine condotta da un investigatore privato, sullo sfondo però di una degradata metropoli futurista, che viene portata a compimento… viaggiando nel tempo! Parlarne senza anticipare troppo sulla trama non è facile, perché ogni pagina racconta qualcosa, del Drago, di Porto Rens, di come il mondo si sia malridotto nel corso dei cento anni che ci separano da questi eventi, di come però la speranza non sia perduta. Non tutta, quantomeno. C’è per il drago la possibilità del riscatto, di superare l’abisso di apatia e di niente in cui si ritrova immerso e rifarsi una vita, una vera, una che non sia soltanto attendere, una che non sia sopravvivere, come un cactus. E c’è molto altro: ci sono scorci di passato e di luoghi diversi, ci sono geniali invenzioni utopistiche, giochi di geopolitica, omaggi e citazioni a libri, film, canzoni e persino a opere d’arte amate dall’autore, e c’è l’inganno. Eh sì, perché anche se siamo curiosi di sapere cosa succederà/sia successo nei prossimi cento anni, anche se siamo affascinati dai personaggi grotteschi che popolano il romanzo, con le loro manie e il loro naufragare fuori dal mondo, siamo comunque nel bel mezzo di un’indagine, che procede, a rilento, con quei pochi elementi di cui il Drago dispone, fino alla rivelazione finale. Un gioco nel gioco. 

“Nessun cactus da queste parti” è un libro da leggere al mare, per rilassarsi sotto l’ombrellone, per convincersi che i nostri problemi sono universali e che magari si ripresenteranno a un nostro discendente tra cent’anni. È un libro che però, pur divertendo, fa anche riflettere su molte cose, dagli eccessi e abusi della tecnologia ai conflitti tra gli stati, dai problemi ambientali a quelli di sicurezza urbana. Spunti di riflessione e brecce di speranza per il Drago, per Porto Rens e forse per l’umanità tutta.

(Mia recensione originariamente pubblicata sul sito "Le lande incantate").



lunedì 11 dicembre 2017

Dietro le quinte di Berserkr: personaggi

Dietro le quinte di Berserkr: personaggi

Nuovo articolo di approfondimento su Berserkr, il mio romanzo urban fantasy ambientato a Berlino. Dopo aver parlato delle ambientazioni (articolo qua), oggi vi presento alcuni personaggi del libro, con qualche curiosità, estratti e card. Eccoli!



ULRIK VON SCHREIBER

Protagonista del romanzo, Ulrik è un agente della Divisione, un operativo incaricato di intervenire in caso di situazioni che minaccino o destabilizzino l'equilibrio creatosi con gli Accordi dell'89. Tesserino 04A140481. Prende il suo lavoro seriamente (forse è una delle poche cose che prende davvero seriamente nella vita!), per onorare il padre, caduto durante la Guerra Calda, e tener viva così la sua memoria e tutto ciò per cui ha lottato.

Disilluso, non crede più nell'amore e non vuole affezionarsi a nessuno. Fatica a obbedire gli ordini e se ne sbatte delle convenzioni sociali. In realtà non vuole legarsi per non soffrire di nuovo, per quanto già lo abbia fatto, come comprende durante gli scontri con le Oceanine.


A trentasei anni suonati e una leggera stempiatura, Ulrik sapeva essere ancora piacente; merito delle sue labbra carnose, dei capelli dorati e del fisico allenato negli anni dell’Accademia. Certo, qualche anno addietro avrebbe inseguito un lupo dalla Grunewaldturm fino in cima a Teufelsberg senza fermarsi, oggi al massimo sarebbe montato in groppa a Markus e si sarebbe fatto trasportare.

FABIAN

Collega di Ulrik, pavido e grassoccio. Fedelmente sposato con la sua Luisette, tanto che alla voce fedeltà del dizionario Langenscheidt hanno messo una sua foto, monogamo convinto e padre di tre bambini deliziosi, tra cui Albertina, iscritta all'Accademia della Divisione, per seguire le orme paterne.

Fabian non ama l'azione, nonostante sia un operativo, e preferisce nascondersi dietro le atletiche spalle di Ulrik. Vorrebbe stare agli archivi, dove si trova a suo agio, dietro pile di libri e scartoffie da consultare e studiare. Uomo di cultura, è convinto che nel passato vi sia la chiave per comprendere il presente e evitare il ripetersi di antichi errori. Nel corso del romanzo, si troverà a prendere in mano le redini del proprio destino e a mettere da parte la paura di vivere.



MARKUS

Alfa ad interim del branco della Foresta Verde, è uno dei licantropi che vivono nel Grunewald. Era uno dei Beta di Alois, ma quando l'antico Alfa si è offerto come ostaggio per la Divisione ha preso con coraggio la guida del branco, sentendo su di sé il peso del comando e il bisogno di sicurezza del branco.

Licantropi e vampiri non vanno d'accordo, perché i vampiri sono aberrazioni della natura, uomini morti che le streghe hanno resuscitato, concedendo loro una seconda vita. I licantropi invece rappresentano la fusione degli uomini con la natura, un uomo e un lupo insieme. O, come scoprirà Ulrik, un lupo fattosi uomo.



HEITH

Una delle streghe della Foresta Permanente. Vecchia, brutta e sudicia, ma soprattutto piena di odio e rancore verso gli uomini. Non ha mai accettato gli Accordi dell'89 e non perde occasione di puntualizzare quanto quella divisione sia in realtà una prigione a cui lei e le sue sorelle sono confinate.

Assieme alle sorelle, vive nella foresta di Tegel e si ritrovano ai piedi della Grande Quercia (Dicke Marie) per renderle omaggio.


HEINZELMANN

Il suo nome completo è Luring Von Heinzelmann ed è uno dei coboldi più antichi. Un tempo viveva felice nel castello di Hudemühlen, libero di fare tutti gli scherzetti che voleva. Adesso, come tutti i suoi simili, è confinato nella reggia di Sans-souci a Potsdam, assieme alla moglie, Olga della casata di Lietzenburg.

Come tutti i folletti domestici, si diverte a fare scherzi ma in realtà è molto affezionato ai suoi luoghi e ai padroni che li ospitano. Tiene molto all'etichetta e lamenta spesso il degenero della gioventù moderna.
 «Silfi?» ringhiò Heinzelmann, voltandosi di lato. «Dico, giovanotto, ho forse le ali? Eh? Vedi delle strane protuberanze, ben poco virili, sporgere dalla mia schiena? Guarda là che postura eretta! Frutto di trecento anni di frequentazione dell’alta società tedesca! Mica passo il tempo a rovistare tra gli avanzi della cena, ronzando da un piatto all’altro!» Ma di nuovo Olga lo trattenne.«Siamo coboldi, Herr Schreiber. Folletti domestici.»

LORELEI

Lorelei dal dolce canto, signora delle Oceanine, un tempo regina del Reno. Viene da lontano, dai mari del sud, dove viveva assieme al suo popolo sull'isola nota come Tirrenide. Poi la guerra, le incomprensioni, la fuga e il caos. Nuove vite che si sono intrecciate, nuove storie, nuove trame del destino che l'hanno portata sulle rive dell'Havel, ai giorni nostri

Piena di rancore per la sua ingrata sorte, piena di paure sul futuro per sé e le sue figlie, Lorelei è disposta a giocare il tutto per tutto pur di garantire la sopravvivenza del suo popolo. E non capisce perché il Protettore della Città non sia dalla sua parte.


Se vi siete incuriositi, potete trovare "Berserkr" su tutti gli store di libri (Amazon), presto anche in ebook. Per altri articoli sul romanzo, continuate a seguire il blog! Grazie!





sabato 9 dicembre 2017

Recensione "Nero elfico" di Daniele Picciuti

Recensione "Nero elfico" di Daniele Picciuti

“Nero elfico” è un libro fantastico di Daniele Picciuti, edito da Watson Edizioni, in formato cartaceo e digitale. Non è propriamente un romanzo, ma neppure una raccolta di racconti; per definizione del suo stesso autore, è un “Serial Book Tutto-in-uno” che “si presenta al lettore con una ambientazione fantasy abbastanza classica” dove poi entra con prepotenza un’unica sola regola: “non ci sono regole”. Trattandosi di un bizzarro fiction, mescola infatti tanti generi diversi (dal fantasy stretto alla fantascienza, passando per horror e scene a tinte forti).
Ponte Spaccato è un villaggio sperduto di quattrocentocinquanta abitanti, un paese di fabbri, muratori, contadini, falegnami e artigiani, gente semplice che conduce una vita tranquilla. Finché non fa la sua apparizione Lacero, un mezz’elfo feroce e astuto, che nel giro di poco tempo riesce a diventare sceriffo.
Lui e Violata, la sua donna, una spietata assassina, si trovano presto al centro di una serie di macabri e sanguinosi avvenimenti che sconvolgono la cittadina. Il Male stesso, nelle vesti di alcuni personaggi diabolici e perversi – il demone Scribacchio, la contessa Bianca, il mago Grimorio, il nano Toro-Dai, il Negromante – si abbatte su quella povera gente che, suo malgrado, dovrà fare affidamento, per la propria sopravvivenza, al “male minore” costituito dalla scanzonata coppia di criminali. 
Della partita saranno le terribili gemelle Coro, il Castigatore muto, il grosso Melmone e sua madre Poiana, e numerosi altri personaggi uno più improbabile dell’altro… Presto, tutti comprenderanno che l’ago della bilancia in questo scontro è il Trono d’ossa, un antico artefatto che dà, a chi vi siede, il dominio sui morti.

Come indicato sopra, il libro si compone di un insieme di episodi, riassumibili con i titoli dei capitoli: “Il mistero delle vergini morte”, “A.A.A. Sceriffo cercasi”, “La contessa Bianca”, “I giorni dell’anello”, “L’eroica missione”, che compongono la prima parte, che segna fondamentalmente l’arrivo e la presa di potere di Lacero sulla comunità di Ponte Spaccato, il legame con Violata e le primi missioni. La trama si fa più fitta, e più compatta, più romanzo, nella seconda parte, che ruota attorno al Trono d’Ossa infatti, culminando con la battaglia a Serafinia e la conclusione, momentanea, delle vicende di Lacero e del resto degli abitanti di Ponte Spaccato. Anche gli episodi singoli, comunque, soprattutto quelli della prima parte, non sono storie a sé stanti ma approfondiscono comunque la trama orizzontale, dando spazio a personaggi secondari o spiegando meglio alcune situazioni importanti ai fini dello sviluppo della trama. Va da sé che la curiosità del lettore per ogni aspetto della vita quotidiana del paesino e dei suoi abitanti rimane al massimo per tutto il libro, per cui ben vengano anche episodi autoconclusivi.

Lo stile è uno dei punti di forza del libro, ed è proprio come dovrebbe essere. Ogni storia, per colpire, ha bisogno non soltanto di una trama solida e di personaggi che escono dal libro, ma anche di essere raccontata con lo stile giusto, usando le parole adeguate al tipo di storia da raccontare. Ecco, l’autore ci riesce perfettamente, perché “Nero elfico” è raccontato come deve essere narrato: senza fronzoli, con uno stile diretto, faccia a faccia, muso a muso; uno stile che non esita a adattarsi anche al parlato dei personaggi (come il caso del “diaio” scritto da Melmone) o alle situazioni più d’azione e di battaglia. Nel corso del romanzo, le situazioni e i personaggi sono i più vari, in un calderone di generi e influssi letterari che spaziano dal fantasy più epico alla fantascienza, dall’horror a scene di puro sesso animalesco, il tutto condito con la giusta ironia, esagerando volutamente alcuni aspetti, appunto, bizzarri, siano le prestazioni del nano Toro-Dai, sia la sequela di morti che Lacero e Violata si lasciano dietro, la goffaggine di alcuni personaggi o l’assurdità di situazioni frutto della commistione di generi.
Violata rifiutò cortesemente quella melma nauseabonda che esalava miasmi sanguigni e si sistemò su una sedia in disparte, a rimirare l’arredamento interno di quella stamberga. C’erano pelli d’orso sul pavimento a far da tappeti e pelle di cervo lavorate a oscurare le finestre, teste di cinghiale sul caminetto e sull’uscio, zanne di drago in bella vista al centro del tavolo, collane di nasi strappati e orecchie tagliate a far da corredo a piccoli quadri, per lo più ritratti di elfi e gnomi morti, appesi a quelle che sembravano unghie di troll conficcate nel muro. L’odore di sangue e budella che appestava la casa le dava il voltastomaco.


“Nero elfico” è un romanzo geniale. Ok, l’autore ha detto che non è propriamente un romanzo in senso stretto, ma considerando l’assenza totale di regole, chissenefrega. Inoltre la sua struttura unitaria, che ruota attorno alle vicende di Lacero e Violata e dei poveri abitanti di Ponte Spaccato (il cui numero, come indicato a apertura e chiusura del libro, si riduce sempre di più), lo avvicina più a un romanzo che a una raccolta di racconti. E’ geniale perché mette il lettore di fronte a situazioni eterogenee e bizzarre (volutamente, ovvio), scardinando le regole di un fantasy tradizionale e mescolando generi diversi in un pentolone che, però, alla fine funziona, sempre tenendo fede all’unica regola, ossia l’assenza di regole stesse. Per cui ecco che in una placida cittadina di quello che potrebbe essere il selvaggio west un giorno arriva… un mezz-elfo, e poi un licantropo, senza dimenticare i negromanti, i troll, gli gnomi e… altre forme di vita. Mescolanza di personaggi ma anche di situazioni: dall’investigazione per trovare l’assassino delle vergini, alle battaglie tra male e Male (di bene, in verità, ce n’è molto poco), da possessioni demoniache a cerche (quest) inconcludenti, insomma un vero e proprio potpurri di generi, situazioni e personaggi, che colpisce il lettore ma che anche lo entusiasma, in quanto sostenuto da una trama solida e sempre ricca di colpi di scena. Nuovi misteri, nuovi nemici, nuovi motivi di scontro (il tutto condito da un’ampia dose di sesso, carnale e animalesco) si succedono a ogni pagina, aumentando la voracità del lettore. 

Va detto, però, che non è un romanzo per tutti; i puristi di qualche genere potrebbero storcere il naso di fronte all’approccio dissacrante dell’autore, e anche chi non apprezza il linguaggio nudo e crudo, le scene splatter o ad alto contenuto erotico, potrebbe storcere un po’ il naso. Ma è proprio questo il bello di “Nero elfico”, il fregarsi di tutte queste regole, della morale (che, volendo, comunque c’è), dei canoni letterari, dei confini dei generi, lasciando la penna libera di schizzare ovunque. E’ un romanzo anarchico, che si prende tutte le libertà che vuole, che rinfresca, in mezzo a tanta massificazione stantia (soprattutto da parte dei giovani scrittori italiani), che aggredisce, che sorprende, ma soprattutto che diverte. Perché, in tutto quel caos (demoniaco e demenziale), non c’è la tragica drammaticità di “Il trono di spade” o l’agghiacciante atmosfera di certi racconti di Lovecraft, c’è solo una forte tendenza a sopravvivere e a godersela nel frattempo. Una filosofia del Carpe Diem di cui Lacero e Violata sono espressione. A ben pensarci, niente di diverso in fondo da quello che accade nella vita di ogni persona che lotta continuamente contro tanti mali, scegliendo a volte quello minore.

(Mia recensione originariamente apparsa sul sito "Le lande incantate).

venerdì 8 dicembre 2017

Segnalazione "L'isola dei demoni" di Ilaria Vecchietti

Segnalazione "L'isola dei demoni" di Ilaria Vecchietti

Bentrovati, amici dei mondi fantastici! Oggi vi porto su un'isola molto particolare, e ben poco ospitale. "L'isola dei demoni" è il nuovo romanzo di Ilaria Vecchietti, un fantasy autopubblicato, dall'atmosfera decisamente particolare! Pronti per scoprirlo?

TITOLO: L’Isola dei Demoni
AUTORE: Ilaria Vecchietti
EDITORE: Self publishing con Amazon
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 novembre 2017
GENERE: Romanzo fantasy
PREZZO CARTACEO: 12,00€

PREZZO EBOOK: 2,99€

Il libro è acquistabile sui vari store di libri (Amazon ebook, cartaceo).

Credete nel destino?
È immutabile o si può cambiare?
Qualunque sia la vostra opinione, sappiate che i destini di un giovane orfano, di una ragazza in cerca di vendetta, del figlio del sovrano del regno, di una principessa esiliata e di un guerriero potentissimo, si intrecciano tra loro e alla profezia più terrificante di Isola.
Riusciranno insieme a svelare i misteri, a portare alla luce la verità e a riconoscere gli amici dai nemici? E soprattutto sapranno compiere la profezia, salvando il loro mondo e loro stessi?

AntefattoIo, Nyxo, affinché non si commettano in futuro gli stessi errori che hanno portato al sangue e al presente in cui vivo, voglio iniziare a scrivere questo Grimorio, che sarà tramandato e protetto dalla mia famiglia in tutte le generazioni a venire. Ognuno dei miei discendenti lo arricchirà come meglio crede, aggiungendovi nuove pagine. 
Prima di narrarvi della mia nascita, della nomina a sovrano di questa gelida terra dell’alto nord di Isola o di qualsiasi altro evento del tempo che fu, voglio trascrivere qui, nero su bianco, la Prima Visione avuta giorni fa, narratami direttamente dalla bocca della Grande Madre.


- Solamente la Portatrice figlia della famiglia che non esiste, nata nel giorno che non esiste durante la notte senza luna, sarà la salvatrice di Isola.
 
Dal Giorno dell’Epurazione sarà costretta a scappare e a nascondersi dagli occhi umani, dimenticando il suo nome e la sua ascendenza. Da reietta vivrà per anni nell’ombra senza nessuna identità, con la sola compagnia della natura, degli animali e dei Demoni, soprattutto quelli del suo passato. Osservando semplicemente la vita che la circonderà completerà il suo addestramento da Guerriero, diventando forse la più potente e temibile di tutta la sua intera stirpe. 
Dopo anni tutti la crederanno morta, eppure lei continuerà a osservare gli umani ignari della sua presenza, proseguendo a vivere nella natura incontaminata con la sensazione dentro di sé di dover aspettare qualcosa di indefinito, ma di vitale importanza, tuttavia senza comprendere di cosa si tratti. 
Nonostante i gravi torti che saranno fatti alla sua famiglia, costringendola a una vita solitaria e in continuo pericolo, il suo cuore e il suo animo saranno liberi da ogni pensiero vendicativo e funesto. La sua consapevolezza del passato, del presente e del futuro andrà ben oltre a quella di qualunque altro individuo. 
Sebbene conoscerà i principi del bene e del male, il suo equilibrio interiore vacillerà nel momento in cui la verità sul passato verrà finalmente svelata al mondo intero, accendendo la fiamma del rancore che la brucerà piano piano dall’interno. Il nome della sua casata sarà riabilitato e tutti invocheranno il suo perdono, ciò nonostante sarà anche il tempo in cui varcherà la soglia delle tenebre maligne. Il suo cuore si tingerà di odio e risentimento che la porteranno a rinnegare ogni cosa, perfino se stessa, abbracciando consapevolmente il male. 
I ruoli si invertiranno: i buoni diventeranno i cattivi e i cattivi diventeranno i buoni, ma la realtà andrà oltre. 
Fortunatamente l’amore la condurrà nuovamente alla luce benigna e alla verità! 
Quando avrà compreso le leggi dell’Universo, grazie anche all’aiuto dell’amore e dell’amicizia, ella avrà la forza e la conoscenza necessaria per affrontare il suo destino: sconfiggere definitivamente il Demone Primordiale nel giorno che non è giorno.

BIOGRAFIA: Chi è Ilaria Vecchietti?
Ilaria Vecchietti è nata il 19 Agosto 1988 in provincia di Vercelli. Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, Laurea in Scienze dell’Amministrazione e Consulenza del Lavoro con una tesi in Diritto Penale del Lavoro.
Grazie a sua mamma è cresciuta in mezzo ai libri. Fin da piccola, quando le raccontava le fiabe, ha fatto in modo che si appassionasse alla lettura. Legge diversi generi, ma il suo preferito è il fantasy.
Ha scoperto per caso che le piace anche scrivere.
Il suo romanzo d’esordio è L’Imperatrice della Tredicesima Terra (2016), edito Aletti Editori.
L’Isola dei Demoni è il suo secondo romanzo.
Da giugno 2016 ha aperto anche un blog letterario dal nome Buona lettura, dove pubblica principalmente recensioni dei libri che legge, ma non solo, segnala le nuove uscite sia da parte di case editrici e sia di autori esordienti autopubblicati.
Il 24 luglio 2017 in collaborazione con Claudia Piano (autrice di molti romanzi, fra cui spicca Armonia Saga) e altri autori, ha pubblicato una raccolta di racconti fantasy facente parte del mondo di Armonia Saga, dal titolo Un giorno ad Armonia, (il suo racconto si intitola: La Sinfonia Incatenante) scaricabile gratuitamente su Amazon.

Se volete saperne di più, visitate il blog di Ilaria: Una buona lettura, o la sua pagina Facebook!



martedì 5 dicembre 2017

Recensione "Il mulino dei dodici corvi" di Otfried Preussler

Recensione "Il mulino dei dodici corvi" di Otfried Preussler

“Il mulino dei dodici corvi” è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Otfried Preussler, pubblicato per la prima volta nel 1971 con il nome “Krabat”, il protagonista del romanzo. La storia riprende la leggenda originaria di Krabat, diffusa tra i sorbi o sorabi, una popolazione slava occidentale che viveva, nell’Età Moderna, e vive tuttora, nell’attuale zona dell’Alta Lusazia, tra Sassonia e Brandenburgo.

Il romanzo affronta la tematica della magia nera e della tentazione di cedere alle lusinghe del male, contrapponendolo a valori come l’amicizia, l’amore, la solidarietà e la forza di lottare per il proprio futuro.

Tutto ha inizio quando Krabat, un ragazzetto sorabo che campa di furtarelli e piccole truffe, decide di dar retta a una voce udita nella sua mente, che lo invita a raggiungere il mulino di Schwarzkollm, nella foresta di Hoyerswerdam (siamo nella Sassonia del Diciassettesimo Secolo, quando ancora c’era il Principe Elettore a governarla). Il mulino sorge vicino alla palude di Kosel, sulle rive dell’Acqua Nera, ed è un posto sinistro, da cui gli abitanti del luogo si guardano, lo considerano maledetto. Krabat vi si reca e conosce il maestro, che si occupa della gestione del mulino, e i suoi undici apprendisti. All’offerta dell’uomo di diventare il dodicesimo apprendista, Krabat accetta e da allora la sua vita cambierà. Scoprirà il segreto del mugnaio e le arti oscure che vengono praticate nel mulino, conoscerà l’amicizia, il cameratismo con (alcuni) suoi apprendisti e il male nella sua forma più cruda. Ma conoscerà anche l’amore e sarà proprio questo sentimento a salvarlo dal cattivo sentiero.

“Il mulino dei dodici corvi” è una grande favola sullo scontro tra Bene e Male. C’è l’eroe, inconsapevole e all’inizio anche molto ingenuo, ci sono gli amici/aiutanti/mentori, c’è lo shapeshifter (Juro), presentato come tonto e dannoso ma che invece si rivela il più astuto e intelligente di tutti, e c’è l’ombra, il mugnaio maestro del male. E c’è ovviamente la crescita del protagonista, che da ragazzino imberbe e truffaldino si ritroverà a dirigere un tentativo di ribellione ai danni del mugnaio.

Una caratteristica importante dell’opera è il suo trovarsi in bilico tra sacro e profano, grazie a una simbologia, anche numerica, che strizza l’occhio al Cristianesimo; viene subito notato dal lettore attento l’analogia della Scuola di Magia Nera del mulino di Kosel con Gesù e i suoi 12 apostoli, qua sostituiti dai dodici allievi, alias i dodici corvi neri. Anche gli avvenimenti più importanti avvengono in occasione delle festività, in particolare la Pasqua, il Natale e la fine dell’anno, quando l’atmosfera si carica di tensione e oscurità. Questa commistione tra sacro e profano è anche uno scontro tra Bene e Male, tra il tentativo di Krabat di sfuggire l’oscurità (e quanto è bella la Magia Nera! Lui stesso, più volte, lo afferma, arrivando a ritenerla persino utile e divertente, in alcune occasioni) e alle tentazioni del maligno, e invece il bisogno ossessivo del maestro di tenere gli apprendisti a sé, per onorare il patto stretto con il Compare. Da questo punto di vista, è un romanzo di formazione, istruttivo, che mette in guardia sulla pericolosità del male.


Lo stile di Preussler è molto semplice e diretto, a tratti persino fiabesco. La storia segue fondamentalmente Krabat, mostrandoci tutto quello che vede e a cui assiste, le sue scoperte, le sue sconfitte e le sue vittorie.

La struttura ricalca quella del viaggio dell’eroe, con l’eroe, Krabat, che si trova ad affrontare il male (il mugnaio), coadiuvato da alcuni mentori (Tonda, per primo, Juro, poi), tramite progressiva scoperta di sé e del mondo straordinario in cui si è ritrovato a vivere e il superamento di alcune prove (tra cui perdite dolorose).


“Il mulino dei dodici corvi” è un libro che si apprezza per lo stile di scrittura, veloce e leggero, e anche se non brilla per originalità (la struttura, come detto sopra, è quella tipica del Viaggio dell’Eroe), regala comunque bei momenti appassionanti al lettore, che cresce con Krabat. Come Krabat, entriamo nel mulino in punta di piedi, attirati ma al tempo stesso impauriti da quell’energia nera che lo pervade, decidiamo di restare e di apprendere, perché le lusinghe del maestro raggiungono il nostro cuore, perché usare la magia è inebriante, divertente e a volte fa pure risparmiare tempo e fatica. Ma poi, come Krabat, impariamo a conoscere anche il lato oscuro, il dolore e la perdita, e ci rivogliamo agli amici, ai compagni, per proteggerli e per unirci contro il Male. Una piccola grande epopea che si svolge nell’arco di tre anni nella palude di Kosel, ricca di valori che poi compariranno in tanti altri fantasy successivi (da Harry Potter a Percy Jackson). Una storia scritta cinquant’anni fa, sulla falsariga delle leggende sorabe dell’Età Moderna, ma che trascende il tempo fino ad assurgere a storia dal valore universale. Il Bene contro il Male. E in questa guerra ognuno, anche il più piccolo (un apprendista mugnaio) uomo può fare la differenza, se davvero crede nell’onestà del suo agire.

(Mia recensione originariamente apparsa sul sito "Le lande incantate").

domenica 3 dicembre 2017

Dietro le quinte di Berserkr: le ambientazioni

Dietro le quinte di Berserkr: le ambientazioni

Prende il via una serie di articoli dedicati a Berserkr, il mio romanzo fantastico ambientato a Berlino e edito da DZ edizioni. Proprio la città tedesca è l'oggetto dell'articolo odierno, in cui vi mostrerò, per stuzzicarvi un po', alcune location dove si svolgono parti del romanzo. Bene, indossate la maschera, pronti per immergervi nella mia Berlino misteriosa! 



DICKE MARIE


Maria la Grassa, la più antica quercia di Berlino, è un albero secolare che si trova nello Schlosspark Tegel, ossia nel parco del castello di Tegel (nella parte nord-occidentale di Berlino), poco distante da un'insenatura del fiume Havel nota come Tegeler See. Secondo la leggenda, Maria la Grassa è nata da una ghianda portata dall'Havel molti secoli fa. Da allora si è retta salda sul suo tronco, attirando a sé le potenze oscure dei boschi. Infatti ai suoi piedi si sono radunate le streghe per secoli, praticando i loro riti e celebrando la Notte di Valpurga.


In seguito agli Accordi dell'89 le streghe sono state relegate proprio nella Foresta Permanente, nella zona di Tegel, ma non amano vivere nei castelli o negli edifici costruiti dagli uomini, preferendo starsene tra gli alberi (sugli alberi, o anche in buche nel terreno, come ricorda Ulrik a Fabian!). Ogni giorno si recano da Dicke Marie per renderle omaggio, la quercia che tutto vede e tutto sa. Perché? Perché le sue radici scendono in profondità e arrivano fino all'Havel e, tramite esso e i canali in cui si dirama, riescono a percepire ogni cosa, a sapere tutto ciò che accade in città.
«Maria la Grassa», esclamò Ulrik, indicando una maestosa quercia secolare dal corpo tozzo e dai rami ossuti, su cui centinaia di corvi erano appollaiati. «Figlia del mare e della terra, nata da una ghianda portata dall’Havel che generò la più longeva quercia di Berlino.»«Sei ben informato per essere un cacciatore», disse una voce rachitica. «Hai forse sangue di strega nelle vene? Potremmo chiedere ai nostri amici vampiri di controllare.»«Amici? È così che chiamate i figli del vostro orrore, Heith?»
GRUNEWALDTURM


La Torre del Grunewald si erge nel cuore della Foresta Verde, la grande macchia che chiude Berlino a occidente. In questo settore vivono i licantropi, qua confinati dagli Accordi dell'89. A onor vero, non fosse per i posti di blocco lungo il confine, ai lupi non dispiace stare nella Foresta Verde. Hanno tanto spazio, possono correre liberi, cacciare, riunirsi in branco, senza rotture da parte degli umani. Libertà, questo è quello che vogliono i licantropi, per loro e per la loro stirpe.


Nessuno sa dove dimori il branco. Molti operativi della Divisione (o anche semplici umani) si sono smarriti nel Grunewald, vagando tra i boschi senza mai incontrare i lupi. Però periodicamente il branco si riunisce alla Torre, dove Markus ha istituito un presidio con lo scopo di controllare i dintorni. Sia perché non si fida delle streghe (a nord di Grunewald), sia perché non si fida degli umani (a est). Dall'alto della torre, ascolta il vento e il mormorio che gli porta.
«Siamo lupi, Ulrik. Noi ascoltiamo il vento. Non sai quanti odori e suoni ci porta. A volte, dalla cima della torre del Grunewald, possiamo respirare le emozioni della città intera e dei suoi involuti abitanti. Per cui sì, abbiamo avvertito un tremito. Abbiamo sentito il pericolo.»«Che sai dirmi?»«Non fidarti!» esclamò Markus, fissandolo con i suoi occhi color dell’oro. «Di nessuno. Soprattutto delle streghe. Sono infide e bastarde. Non hanno mai accettato gli Accordi. Faranno qualunque cosa pur di spezzarli.»
ORANGERIE

L'Orangerie è uno dei castelli che compongono la reggia di Sanssouci a Potsdam. Maestoso, ricco di terrazzamenti fioriti, è una delle strutture più belle della città. L'intero complesso è stato affidato ai coboldi, i folletti dispettosi che adorano fare scherzi agli umani e che hanno vissuto (infestato, direbbe qualcuno!) nei loro castelli per secoli.

A Heinzelmann, capo dei coboldi, non piace tutto il lusso del castello, lui che adorava i luoghi bui e tenebrosi, ma sua moglie apprezza la sala delle feste, in marmo di Carrara e della Slesia, gli intarsi alle finestre e altri elementi che Heinze definisce "disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera".
Ulrik aprì la porta e scivolò dietro una grossa colonna, sporgendosi per guardarsi attorno. Si trovava all’estremità di un lungo palazzo dalla facciata color caffè, interrotta da archi e colonne, che riconobbe come il castello dell’Orangerie, sul lato settentrionale del parco di Sanssouci.
«Da questa parte. Le Nixe vengono di rado fin quassù. Troppi quadri e mobili del secondo Rococò. Ho già detto quanto lo detesto?» bofonchiò Heinzelmann, facendo strada verso un ingresso laterale. Poco dopo erano dentro, per il momento al sicuro. 

TEMPELHOF

Ex aeroporto di Berlino, attualmente in disuso. Ha rivestito un ruolo determinante durante la Guerra Calda, finché non è stato attaccato e distrutto da streghe e vampiri. Dopo gli Accordi dell'89, il governo ha preferito non riaprirlo, sfruttando invece... la profondità del terreno! Sotto la vecchia pista aeroportuale si nasconde infatti la Divisione, al centro di Berlino; da qua l'organizzazione osserva e controlla le sette stirpi, per impedire un nuovo scontro.

L'accesso alla Divisione è possibile solo agli operativi, tramite passaggi segreti a loro soltanto noti. Per il resto del mondo, l'area è abbandonata a causa di possibili fuoriuscite di gas.

In "Berserkr" l'ex aeroporto Tempelhof gioca un ruolo chiave, perché vi si svolgeranno molti capitoli e una battaglia campale.
Ulrik imprecò e si avviò lungo la pista abbandonata di Tempelhofer Feld. Il governo l’aveva pensata bella, annunciando la scoperta di sostanze pericolose in quell’area, nel bel mezzo dei quartieri residenziali, chiudendola al pubblico e ricavandone lo spazio per costruirvi la sede della Divisione, nascosta da occhi indiscreti e da strati di terra e cemento che la rendevano invisibile anche ai radar. E, Ulrik si augurò, anche agli incantesimi di localizzazione delle streghe.
Spero di avervi incuriosito con questi estratti! Ricordo che il romanzo "Berserkr" è ordinabile su tutti gli store di libri (Amazon). Presto altri articoli sui personaggi e sui miti e leggende presenti nel libro! ;)

sabato 2 dicembre 2017

Segnalazione "Arcana Major XVI" di Paola Fratnik

Segnalazione "Arcana Major XVI" di Paola Fratnik


Titolo: ARCANA MAJOR XVI La Torre
Autore: Paola Fratnik
Editore: Youcanprint (Self)
Genere: Fantasy
Formato: 18x12
Pagine: 120
Prezzo: 10€ (cartaceo), 0.99 euro (ebook)
ISBN: 9788892676039

Disponibile su tutti gli store di libri (Amazon ebook, cartaceo).


Trama: In Arcana Major vige da tempo immemorabile l’Osservanza. I Celebranti divulgano la Fede in Ditrium e la Casta Superiore di ColoroCheHannoPagatoIlPrezzo influenza la vita di tutti i 56 territori Minor. Lo scontento degli Avversi e lotte intestine tramano per sovvertire l’ordine prestabilito. Nel quartiere della Torre che è il Carcere delle Arcane, si intrecciano alleanze e tradimenti. Tutti cercano di ottenere il meglio dalla battaglia imminente. Nikor dei Vampirodi brama il riscatto della sua gente decimata dall’Armata della Casta Inferiore, pronto a tutto, senza curarsi di amici o nemici e tenendo sotto controllo Mentis, Psicoartefice di ColoroCheDevonoPagareIlPrezzo che cerca di salvare le Arcane dal Caos, tradita forse dal Minor che la vuole a tutti i costi e che ha chiesto l’Affidazione d’Amore con lei.

 
Si guardarono a lungo.
Yora sentiva la carne e il sangue ribollire di eccitazione.
Nelle sue orecchie le voci dei Guerrieri morti straziati e nella sua Anima le umiliazioni cocenti che dovevano sopportare ogni giorno e solo per essere, a malapena, tollerati.Il suo sguardo si fece di fuoco, le sue membra fremettero di impazienza e i canini lacerarono le sue stesse labbra:
 - Che il Caos sia! - disse alla fine.

Biografia dell'autrice: Paola Fratnik
Sono approdata a Roma dopo aver vissuto in Sicilia, a Parigi e San Pietroburgo.
Curiosa di tutte le forme di arte, anche quelle innovative ed alternative.
Amante dell’Interior Design, Feng-Shui, cucina passiva (non tocco i fornelli se non costretta, mangio solamente) e arte Sacra.
Nutro grande interesse per i noir e i classici del cinema.
Sempre in stato di work in progress e alla ricerca di attività stimolanti, possibilmente sedentarie.
Amo scrivere perché fa bene al cuore di chi crea e a quello di chi legge.
Pigra inside.
Apolide part-time.
Romantica cronica.



venerdì 1 dicembre 2017

Segnalazione "Squadra demolizioni" di Enrico Lanzalone

Segnalazione "Squadra demolizioni" di Enrico Lanzalone

Ciao a tutti! Oggi vi segnalo il romanzo "Squadra demolizioni", di Enrico Lanzalone, un fantasy divertente e originale. Qua sotto tutti i dati e la copertina! Buona lettura! :)


Titolo: Squadra Demolizioni
Autore: Enrico Lanzalone
Editore: Streetlib
Genere: fantasy-comico
Formato: ebook
Pagine: 763
Prezzo: 2,99€
ISBN: 9788826095240

Trama: Su Aend l'epopea fantasy è morta da un pezzo.
A Bluren, poi, è in avanzato stato di decomposizione. Un coacervo di razze diverse si ammassa entro i confini mutevoli della metropoli, dove tecnologia e arcano si mescolano insieme. La mafia delle fatine klix domina i bassifondi, i demoni gestiscono le assicurazioni, i nonmorti sintetizzano nuovi tipi di stupefacenti, mentre la nobiltà dagli orecchi a punta vive nel lusso della città alta.
Ma questo fragile equilibrio sta per spezzarsi.
Un misterioso terrorista, armato di ferrei ideali e esplosivi ad alto potenziale, sta seminando il caos nella città. Mentre l'altaguardia brancola nel buio, l'ispettrice Rethién si trova davanti un'unica alternativa: se gli eroi preferiscono firmare gli autografi a ragazzine urlanti, solo il peggio offerto da Bluren può affrontare la nuova minaccia. Una squadra di folli; una squadra capace di far tremare le fondamenta della metropoli; in poche parole la "Squadra Demolizioni".

La feroce accusa terminò.
Kalligaris volse il capo verso il banchetto degli imputati. -In preliminare la difesa si esprime?
Vikko si alzò in piedi. -Allora, io affermo che le mie clienti sono...
Si chinò verso Talli. -Siete innocenti?
-Sì!
L'avvocato sorrise al giudice. -Innocenti!
Kalligaris ondeggiò il collo. -Mmm, solo questo?
-Uhm - Vikko ci pensò su.
-Che quello che hanno detto sono delle stronzate. E anche l'avvocato loro è uno stronzo.
Aitiamis divenne rosso di rabbia. -COME OSI?!
La folla mormorava scandalizzata.
-Dottor De Sprutz, non mi pare il luogo e il momento nel quale insultare liberamente il proprio collega, le chiedo di contenersi un minimo o dovrò farla uscire dall'aula - ingiunse il giudice.
Vikko alzò le braccia. - Va bene, va bene... escremento allora.
-Dottore!
-Escrementi di un escremento.
Erbetta scoppiò a ridere.
Talli chiese una pala per sotterrarsi.
-Ho detto di smetterla con le contumelie dirette all'escr... al signor Atiamis!
-Dottore - puntualizzò l'eald.
Kalligaris fremette. - E stia zitto anche lei!

Biografia dell’autore: 
Enrico Lanzalone nasce a Varese il 2 settembre 1994. Frequenta il liceo classico E. Cairoli e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'università dell'Insubria. Appassionato di storia, fantasy e lettura, nel 2017 scrive e pubblica il suo primo romanzo, Squadra Demolizioni.


Se volete scoprire di più sulla "Squadra Demolizioni", seguite l'autore sul suo blog!